Dopo aver girato diversi istituti scolastici mi piacerebbe condividere ora, oltre alle attività proposte, le riflessioni nate dopo un anno di laboratorio con i bambini legato al progetto "Albero Custode, Custode degli alberi".
Ho avvertito un latente senso di malessere, tra corpo docente, personale di servizio, e genitori, di cui i bambini, ovviamente, fanno le spese.
Purtroppo
ormai il sistema scolastico, fatte alcune eccezioni, è perlopiù
obsoleto; molti insegnanti centrano la propria attività nella lezione frontale, con l'obiettivo del trasferimento
di contenuti. Contenuti che quasi mai si ancorano all'esperienza ed
al vissuto del bambino e dunque difficilmente si trasformano in
competenze e risorse.
Se
una volta la cultura era uno strumento indispensabile per
l'emancipazione, ora la maggior parte delle informazioni è
facilmente reperibile, un insegnante che non sia sufficientemente
motivato, per i motivi più leciti e disparati, o manchi di passione è facilmente sostituibile da un
webinar, un documentario, un'applicazione, un gioco interattivo etc.
Quello
di cui c'è veramente bisogno, compito che la scuola potrebbe
assolvere egregiamente, se solo cambiasse rotta, è coltivare la
capacità di ascolto e le relazioni, investire nella ricerca dei
talenti, delle specificità ( vista anche la massiccia presenza di
studenti stranieri) smettendola di voler omologare tutti.
Oggi
i bambini sono sempre più individualisti, sempre più soli, anche
perché il contesto è cambiato, gli spazi di socializzazione dove
passare il tempo libero, e non solo quelli naturali, si sono sempre
più ristretti. Molti bambini passano le loro giornate soli, alla
play station, o in giro a fare attività strutturate dove l'adulto è
sempre una presenza “ingombrante”, spesso direttiva, raramente in
ascolto.
Mi
è capitato di vedere bambini che, se lasciati liberi in un ambiente
naturale, non sono capaci di organizzarsi per fare un gioco; queste
capacità di confronto e di negoziazione si stanno perdendo con la
perdita del gioco libero.
Che
adulti saranno, solo autoreferenziati? Che democrazia potranno portare avanti?
Nonostante
la mia inesperienza, con il mio progetto ho potuto vedere le grandi
possibilità date dal portare i bambini in aria aperta. Un bambino
straniero, A., da poco arrivato in italia, che non parlava
l'italiano, con un vissuto problematico, mandato nel mio
gruppo perché uscivamo nel prato, finalmente, per la prima volta da che frequentava
la scuola, ha riso, ha interagito con gli altri bambini, si è pure
riuscito a spiegare in un gioco di mimi ed ha perfettamente compreso
la mia sofferenza di quel giorno (avevo raccontato loro di aver
pianto quella mattina perché due querce gemelle molto vecchie che io
amavo andare a salutare, e che con il mio progetto alla lunga speravo
di riuscire a tutelare, erano state abbattute).
Purtroppo
non ho il suo disegno (A. non era nella classe delle maestre con cui
collaboravo) ma ricordo bene che aveva disegnato un uomo che
abbatteva un albero con la sega elettrica e di aver scritto la parola
AIUTO.
Un
altro bambino nel disegnarmi l'albero che aveva incontrato nella
visualizzazione ha fatto un cespuglio di soli rami nel deserto, in
compagnia della luna. Di quell'albero la cosa che più lo
aveva colpito era la forza, nonostante la solitudine. Quel
bambino, mi è stato raccontato poi, aveva perso la mamma.
Sono
certa che, ad aver avuto il tempo, ognuno di quei 200 disegni di
alberi che mi sono scansionata per portarli a casa avrebbe avuto una
storia da raccontare.
Un'altra
cosa che manca ai bambini, ma non se ne rendono conto, è di essere
ascoltati, nel loro vissuto e nelle loro emozioni. Sono circondati da
adulti inconsapevoli delle proprie emozioni, sempre di fretta.
La
scuola potrebbe impegnarsi anche in questo.
Ultima
cosa, sembra stupida ma non lo è, la maggior parte degli insegnanti
è centrata sulla sfera “razionale” ed ha perso completamente di
vista la consapevolezza corporea e quella emotiva.
Non
si può pretendere l'attenzione dei bambini se devono stare 5 ore in
una classe in cui non viene mai cambiata l'aria sempre seduti al
banco. Ormai non escono neppure in corridoio durante la ricreazione
!!! Questa è la sorte che tocca alle mie due bimbe ed io ci soffro.
Anche
per questo gli insegnanti andrebbero introdotti alla pratica della
consapevolezza e dell'ascolto profondo.
Il
sistema scolastico, frutto del nostro tempo incapace di sosta e di ascolto, rischia di far crescere degli adulti “dissociati”: dissociati dalla natura, dissociati dal proprio corpo, dissociati dai propri bisogni ed emozioni, incapaci di capirsi e quindi di capire e di andare incontro all'altro...
Eppure, pensando al disegno di quei due ragazzini, ritrovo la
speranza, nonostante tutto questi bimbi sono "grandi anim !")